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giovedì 5 maggio 2011

Il Ponte della Musica

Il regalo di compleanno verra' consegnato in ritardo di un mese. Il nuovo ponte di Roma, il Ponte della Musica, doveva essere inaugurato lo scorso 21 aprile, ricorrenza della fondazione della citta', l'amministrazione comunale ha poi rinviato al 21 maggio, ufficialmente per dare maggiore risalto all'evento (date le numerose ulteriori iniziative programmate per la festa della capitale). Lo slittamento in realta' servira' anche a completare il ponte, dato che ancora il cantiere e' operativo. Immaginiamo che stiano procedendo con gli ultimi internenti di finitura e di collaudo. Nulla di serio quindi, il ponte c'e' e puo' essere gia' ammirato dall'esterno, rispetto a note storie di tante altre opere pubbliche, questa non si presta a generare polemiche. In fondo e' stato realizzato in soli tre anni, nulla rispetto ai tempi biblici che spesso si riscontrano nel settore delle costruzioni. Certo il ponte in questione non e' di una complessita' estrema come esecuzione, inoltre alcuni rallentamenti, seppure minori, ci sono comunque stati (imputati ad interruzioni dei lavori durante le piene del Tevere capitate negli anni passati). 
Anche a proposito dei costi sembra non ci siano stati dibattiti rilevanti, gli 8 milioni di euro spesi a quanto pare rientravano nel budget previsto. Inoltre, l'attuale sindaco Alemanno, pronto a schierarsi contro gli architetti stranieri ed i loro progetti romani (vedere il muro della teca dell'Ara Pacis di Meier che il sindaco dichiarava di voler abbattere), non ha espresso critiche in questo caso (il progetto e' dello studio inglese Buro Happold famoso fra l'altro per aver concepito il Millenium Dome di Londra). Nonostante potesse essere incitato a farlo considerando che l'idea del ponte nasce e si realizza sotto i precedenti due sindaci di schieramento politico opposto. Infatti Rutelli apri' il concorso internazionale nel 1999, Veltroni ne segui' l'appalto e l'iter successivo. Polemiche potevano esserci anche per quanto riguarda il nome, volendo, ma il nome originale e' rimasto nel corso degli anni e pare che sara' quello definitivo. 
Per capire come mai si e' pensato di dedicare il ponte all'arte musicale, occorre conoscere la sua posizione. Scopo dell'opera sara' collegare il lungotevere Flaminio con il lungotevere Maresciallo Cadorna, ovvero i due quartieri Flaminio e Delle Vittorie. Da una parte quindi il recente museo MAXXI della Hadid e l'Auditorium di Piano, dall'altra il Foro Italico nella sua zona piu' meridionale, occupata dalla Casa della Scherma di Moretti. Il nome scelto e' piu' che altro un omaggio all'Auditorium quindi. Forse sarebbe stato piu' giusto battezzarlo "Ponte dell'Arte", a richiamare, complessivamente, le arti figurative e la musica di una sponda e l'architettura razionalista della sponda opposta. Anche perche' a Roma attualmente c'e' un secondo ponte in lavorazione, in zona Ostiense, che sara' detto "Ponte della Scienza" (e "scienza" e' pure un termine generico che racchiude diverse discipline). Discorsi teorici a parte, e' chiaro che l'inaugurazione di un ponte rappresenta un avvenimento importante che non capita frequentemente, destinato a cambiare la fisionomia di un paesaggio e le abitudini quotidiane di migliaia di persone. Il precedente ponte costruito sul Tevere, all'interno della citta' di Roma, e' stato il ponte Nenni, detto anche ponte della metropolitana, che risale in effetti agli anni 1971-1972. 
Andando piu' in dettaglio sulle caratteristiche, il Ponte della Musica si differenziera' da tutti i ponti che lo hanno preceduto sia per il suo linguaggio contemporaneo (elemento non da poco, sappiamo che in una citta' come Roma espressioni architettoniche all'avanguardia non trovano spazio), che per la sua apertura esclusiva ai pedoni ed al trasporto pubblico. Inizialmente passeranno bus elettrici, in un futuro, purtroppo lontano credo, vi sara' il passaggio di una linea di tram, seguendo un piano che prevede di intensificare i collegamenti di superficie nella zona (possiamo dare per scontato che lo sviluppo della metropolitana, seppure in atto, non raggiungera' mai grossi livelli di capillarita'). Il timore, per la fase attuale, e' che possano essere concessi permessi speciali di passaggio a taxi e vetture private, che si aggiungerebbero al traffico dei bus elettrici. Cio' sminuirebbe, almeno in parte, la vocazione per cosi' dire ecologica della struttura. Vedremo, con il futuro utilizzo, quali saranno i benefici effettivi sulla mobilita', non e' dubbio comunque che due quartieri, finora isolati l'uno con l'altro (tra il ponte Duca d'Aosta ed il ponte  Risorgimento intercorre un chilometro e mezzo), in seguito lo saranno meno. Del resto gia' dal Piano Regolatore del 1916 si sottolineava la necessita' di un ponte fra i due quartieri. L'intento di avvicinare le due parti della citta' fra loro e quindi al Tevere e' palese anche per il fatto che saranno previste due piazze pedonali ai due estremi e che si avra' la possibilita' di discesa diretta al piano del fiume. 
Tecnicamente parlando il ponte e' a campata unica ed e' costituito da due archi di acciaio che sostengono un impalcato pure di acciaio. I due archi poggiano su sostegni di calcestruzzo coprendo una luce di 160 metri (la lunghezza complessiva del ponte e' invece di 190 metri). La particolarita' e' che i due archi (verniciati di bianco come la struttura che regge la copertura del vicino Stadio Olimpico) non sono paralleli ma inclinati verso l'esterno, questo comporta che in pianta il ponte abbia l'aspetto di una foglia ovale (larga al centro e stretta agli estremi). Inoltre l'impalcato e' piuttosto basso (solo un metro e mezzo), quindi il tutto contribuisce a dare allo spettatore una percezione di leggerezza e di eleganza. Visto lateralmente, cioe' non dal fiume ma dalla strada, si osservano, come nella prima foto sotto riportata, le tre corsie. Quella centrale, gia' asfaltata, riservata al passaggio dei mezzi, le due laterali piu' strette, pavimentate con i mattoncini, per i pedoni (notare che i mattoni potrebbero richiamare, anche come colore, le superfici esterne dell'Auditorium). Nella stessa foto si nota inoltre che i parapetti sono stati montati, non possiamo invece vedere i sampietrini nelle aree di accesso al ponte che comunque gia' sono stati messi in opera. La seconda foto mostra un panorama dal ponte Duca d'Aosta dove si puo' apprezzare l'impatto suggestivo del ponte, moderno e nello stesso tempo equilibrato. La migliore visuale e' pero', secondo me, quella di tre quarti, in quanto si cattura in misura maggiore la dimensionalita' degli archi (terza foto).





venerdì 14 gennaio 2011

Un MAXXI museo

Qualche mese fa ho fatto l'esperienza di ritrovarmi davanti uno scheletro gigante disteso per terra, non sognavo ne' mi trovavo nel set di un film horror, semplicemente ero davanti l'ingresso del MAXXI, il nuovo museo di arte contemporanea di Roma (MAXXI sta per "museo delle arti del XXI secolo") firmato Zaha Hadid, la nota architetto anglo-iraniana. Come poi ho scoperto, lo scheletro e' un'opera intitolata Calamita Cosmica di De Dominicis, ed era allestita li' (forse lo e' tuttora) in occasione dell'esposizione temporanea dedicata all'autore all'interno del museo. In realta' De Dominicis e' stato un artista del secolo passato, e quindi la presenza delle sue opere nel MAXXI in teoria sarebbe sbagliata, come ha sottolineato Vittorio Sgarbi mi pare durante l'inaugurazione dello scorso maggio. Polemiche come questa ci sono state e forse ce ne saranno altre riguardo questo museo, il piu' delle volte strumentali e gratuite secondo la mia opinione. Tralasciando l'aspetto relativo alla collezione permanente che ancora deve delinearsi compiutamente, il MAXXI, inteso come struttura e contenitore, ha ricevuto numerose apprezzamenti a livello internazionale, tanto da conquistare il premio Stirling per l'anno 2010. In ambito nazionale, come spesso accade purtroppo, e come scrivevo sopra, ci si e' lasciati andare a polemiche. Invece di sentirsi inorgogliti per una creazione architettonica (raramente in questo ambito siamo all'avanguardia) cosi' celebrata, si sono mosse le seguenti critiche: costi di realizzazione eccessivi (150 milioni di euro); tempi di realizzazione lunghi (4 anni oltre il previsto); assenza di parcheggi appositi; interni scenografici ma poco funzionali ad ospitare opere d'arte; e per concludere critica sulla Hadid, e in genere su tutte le archistar, che si prendono i meriti di costruzioni che hanno elaborato a grandi linee ma la cui definizione dei dettagli e realizzazione pratica spettano a studi di ingegneria e maestranze locali.
Forse si puo' contestare a ragione la spesa totale (considerando che e' stata finanziata statalmente), sui tempi di esecuzione non credo ci si debba sorprendere, per i parcheggi si potrebbe rispondere che il museo e' situato in una zona (Via Guido Reni, Flaminio) ben servita dai mezzi pubblici e con il parcheggio dell'auditorium di Renzo Piano a due passi di distanza. La polemica sul lavoro della Hadid invecee' ridicola, bastano poche rapide occhiate per capire di trovarsi di fronte un'opera di grande impatto. La costruzione si integra bene con gli edifici circostanti, recuperando spazi che prima erano inutilizzati (si ergeva li' una vecchia caserma). Si sviluppa orizzontalmente e lascia davanti a se' uno spazio, con percorsi pedonali e verde, che puo' essere fruito come una piazza (la concezione e' quella di un campus). Dall'esterno attirano la vista le massicce pareti di cemento liscio e la parte sopraelevata e sporgente la cui superficie vetrata riflette l'arancione delle case vicine. I percorsi pedonali esterni proseguono all'interno dove si intrecciano a piu' livelli dando una sensazione di disorientamento, il tutto si nasconde e si mostra sotto tanti punti di vista, forse cio' e' poco incline all'osservazione di arte tradizionale, ma e' efficace per opere di arte moderna che in un certo modo si fanno attraversare dai percorsi del visitatore. Particolare importanza e' stata data allo studio della illuminazione, la luce entra dall'alto filtrando tra le travi di copertura. La polifunzionalita' si puo' constatare anche all'interno, il MAXXI e' sia un museo di arte che di architettura, un auditorium e un centro di documentazione e di formazione (il tutto gestito dalla fondazione MAXXI che, nata prima del museo, costituisce oramai un polo culturale di prestigio).
Anche se la collezione permanente non e' particolarmente attraente, sicuramente le esposizioni temporanee e la struttura in se' richiameranno numeroso pubblico, speriamo che il MAXXI verra' citato a dovere nelle guide dei turisti stranieri che vengono a Roma, perche' lo merita (qui sotto alcune mie foto)!





lunedì 6 dicembre 2010

La strada che verra'

Le previsioni dicevano fine 2010, ma per il completamento della Terni-Rieti siamo ancora al 75% come dichiarato dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti sabato scorso durante la cerimonia in occasione dell'abbattimento dell'ultimo diaframma della galleria Svincolo Valnerina, una delle tre gallerie facenti parte dell'opera. I lavori, iniziati nel 2006, sono proseguiti tutto sommato abbastanza velocemente in questi anni, ma per la conclusione molto dipendera' dai tempi di approvazione e realizzazione della variante al progetto riguardante l'ultimo tratto: il progetto iniziale prevedeva il passaggio sotterraneo per l'attraversamento del Velino, la modifica proposta considera invece lo scavalcamento del fiume tramite un ponte. La strada, di lunghezza pari a 11 km, una volta ultimata colleghera' lo svincolo di Terni Est della statale 675 Umbro-Laziale con il confine regionale per riprendere poi il tratto di Terni-Rieti gia' esistente (all'altezza di Pie' di Moggio). E' difficile fare un punto della situazione preciso basandosi sulle varie note che vengono rilasciate alla stampa, tutte troppo sintetiche e molto simili fra loro, provo comunque a riassumere in modo schematico:
  • Galleria Valnerina: e' la galleria piu' lunga (3835 m), quella che passa sotto Le Marmore per intenderci. Nel febbraio 2009 venne abbattutto il diaframma intermedio, e cio' significava che ne erano stati terminati 2500 m. Probabilmente l'ultimo tratto verso Rieti deve ancora essere scavato.
  • Galleria Tescino: 1460 m, e' la galleria che, provenendo da Terni, precede il ponte sulla Valnerina. Dopo un'interruzione dei lavori in seguito alla scoperta di una discarica di rifiuti pericolosi, e' stata ultimata nel settembre 2010.
  • Galleria Svincolo Valnerina: 930 m, l'ultimo diaframma e' stato abbattuto appunto sabato 4 dicembre. Servira' per uscire in direzione Valnerina con svolta prima del ponte, sempre provenendo da Terni (e viceversa per entrare).
  • Galleria artificiale di Villavalle: 96 m, penso debba essere ancora realizzata, non e' chiaro la sua funzione, comunque la localita' Villavalle e' nei pressi della Valnerina (anche questa galleria potrebbere far parte dello svincolo citato sopra?).
  • Ponte sulla Valnerina: ad arco, con tubi di acciaio di diametro 2.2 m, ha una lunghezza di 300 m. Due semi archi laterali fanno da rinforzo. E' la costruzione piu' imponente e innovativa dell'opera, visibile completa gia' nel 2009.
  •  Ponte metallico: 40 m, mi sfugge dove e perche'.
  • Ponte sul Velino: previsto dalla variante, sara' situato subito dopo la Galleria Valnerina (ancora in fase di approvazione).
  • 3 viadotti: tutti gia' realizzati (pero' ho difficolta' a contarne 3).
  • 4 svincoli: di sicuro gia' pronto quello a Terni Est. Lo svincolo per la Valnerina sara' completato entro il 2010 (in concomitanza sara' aperto al traffico il tratto Terni Est - Valnerina appunto, un primo assaggio dell'opera). Per gli altri non so esprimermi.             
Mano a mano che verranno fuori altri aggiornamenti cerchero' di raccontarli. Attendo anch'io impaziente l'apertura finale dell'opera, di sicura utilita' per quello che mi riguarda. L'unico mio dubbio risiede nel fatto che sara' una strada ad una sola carreggiata e due corsie, potenzialmente si formeranno code di camion, difficilmente superabili, nei tratti di maggior salita.
Qui sotto la foto del ponte ad arco presa dal sito dello studio Matildi che lo ha progettato.